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La solita vecchia storia: il Governo aumenta il prezzo dei carburanti e fa' un regalo ai petrolieri. Gestori pronti allo sciopero nazionale.

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vignetta_incantatore_3Non servivano certo una "seconda Repubblica", né "la scesa in campo" di Berlusconi, per ripetere quello che avevamo già visto fare immancabilmente a tutti i Governi Andreotti: aumentare le accise sui carburanti e prestarsi a dare una sistemata ai guai delle compagnie petrolifere.

Eppure è ciò che è accaduto, per l'ennesima volta.

Accanto al prelievo coatto direttamente dalle tasche degli automobilisti di quasi 8 cent (tra aumenti di accise e IVA relativa), il Governo ha inserito nel decreto legge sulla manovra finanziaria, così come era stato anticipato, una serie di "normette" spacciate per "razionalizzazione della rete carburanti" che hanno il solo "merito" di mettere nero su bianco la "lista dei desideri" dei petrolieri.

Si tratta di un testo che era già stato portato in Consiglio dei Ministri ai primi di febbraio, approvato e poi con molto imbarazzo ritirato.

Motivo: una lite furibonda tra Ministri per avere inserito nella lista di prodotti non oil da poter vendere sugli impianti anche i tabacchi.

Ci sono voluti 5 mesi, pari pari, per riuscire a sostituire i tabacchi con i "pastigliaggi". Le caramelle, insomma.

Una grande prova, non c'è che dire.

Soprattutto se si considera che tutte le "nuove" attività non oil che sembrano essere state introdotte con il decreto, erano già ampiamente previste da norme che risalgono addirittura al 1998 o al 2001.

E, allora, perché? Intanto per poter "vendere", una volta in più, lo stesso tappeto già scambiato tante volte. Eppoi, soprattutto, per avere lo strumento giusto per sottrarre le attività non oil -anche quelle esistenti- ai gestori e farle tornare nelle mani dei petrolieri e dei retisti indipendenti: sarà sufficiente "convincere" il gestore ha non volerle o, alle brutte, esercitare tali attività in locali non inseriti nei contratti di gestione. Non proprio una clausola insormontabile per chi, come petrolieri e retisti, è abituato a fare strame pure degli impegni formalmente assunti.

Identica ratio quella che presiede il capitolo sulla cosiddetta "selfizzazione".

Non c'è nessun automobilista italiano che abbia la benché minima percezione di non riuscire a trovare un self service, se lo vuole: le macchinette self sono presenti in oltre 2/3 della rete e, per la maggioranza dei casi, gli impianti mettono a disposizione dei clienti la scelta tra il rifornimento con o senza servizio.

E, allora, perché introdurre una norma che impone su ogni impianto la "macchinetta" self e che, per di più, impone che sia aperta anche mentre c'è il gestore? Per trasformare il gestore, nella migliore delle ipotesi in un guardiano. Ma, più ragionevolmente, per consentire alle aziende petrolifere di "riconoscere" ai gestori lo stesso status, gli stessi diritti, le stesse tutele, la stessa autonomia, di cui attualmente "godono" quei signori senza neanche il permesso di soggiorno (altroché contratto) che "presidiano" di notte gli impianti al costo di una mancia.

Proprio a questo appare funzionale il paragrafo che, in sintesi, permette ad ogni azienda e ad ogni retista di modificare a proprio piacimento i contratti, finora protetti dalla legge e dalla contrattazione collettiva, così come per ogni altra categoria di lavoratori.

E la riforma? E il mercato, la competitività, la concorrenza, la modernizzazione?

Neanche un rigo.

Ma si sa: i petrolieri sono i "black block" della competizione. Un peccato che tra loro, casco in testa e sassi in mano, si nascondano anche Ministri e sottosegretari.

Pubblichiamo il testo del Comunicato del Coordinamento Unitario Faib Confesercenti - Fegica Cisl -qui scaricabile in formato pdf- a commento dell'iniziativa dell'on. Alessandri, Presidente della 8° Commissione Ambiente e Trasporti della Camera.


COMUNICATO STAMPA del 8 luglio 2011

CARBURANTI: CON LA “MANOVRA” IL GOVERNO SI INCASSA ALTRI 3 MILIARDI DI EURO DI ACCISE E “AGGIUSTA” I PROBLEMI DEI PETROLIERI

I GESTORI PRONTI ALLO SCIOPERO NAZIONALE

APPELLO AL PARLAMENTO PERCHE’ CORREGGA IL DECRETO E ADOTTI LA RIFORMA “LIBERA LA BENZINA!” PER ABBASSARE I PREZZI

Chiunque, esponenti del Governo o altri, afferma che sul testo riguardante la rete carburanti inserito “nottetempo” nella manovra finanziaria ci fosse l’accordo dei Gestori, mente sapendo mentire, dimostrando tutta la sua malafede.

Questo il primo commento, affidato ad una nota congiunta, del Coordinamento Nazionale Unitario di Faib Confesercenti e Fegica Cisl, riguardo il contenuto del recente decreto governativo.

Il Governo ha dimostrato per l’ennesima volta la sua più completa inaffidabilità, stracciando, da tre anni a questa parte, ogni tipo di impegno assunto ai più alti livelli -Berlusconi, Letta, Scajola, Romani- con la categoria che chiedeva e chiede la rimozione di vincoli posti alla competizione ed alla libera concorrenza.

Nel decreto non c’è alcuna riforma e, soprattutto, non c’è traccia di quella riforma promossa da Faib e Fegica e sostenuta da Cisl, Confesercenti, Adiconsum, Adoc, Adusbef, Federconsumatori, dalle firme di oltre 570.000 cittadini e da 100 parlamentari, di tutti i gruppi, che hanno depositato il progetto di legge alla Camera ed al Senato, dove per altro era già stata avviato l’esame di merito.

Niente mercato all’ingrosso equo e trasparente. Niente estensione ai carburanti delle competenze dell’Autorità per l’energia, del Gestore del Mercato Elettrico e dell’Acquirente Unico che tanti benefici hanno già saputo portare ai consumatori in altri comparti energetici. Niente “separazione delle reti” per impedire il controllo assoluto dei petrolieri sui carburanti “dalla culla alla tomba”. Niente rimozione del vincolo di fornitura in esclusiva imposto ai gestori a tutto vantaggio delle aziende petrolifere, che impedisce loro di praticare sui loro impianti gli stessi prezzi bassi dei “no logo”.

Al posto della riforma, una serie di piccoli interventi di basso profilo, ma capaci di rafforzare la posizione dominante ed il rigido controllo dei petrolieri sul mercato, la rete distributiva e i prezzi.

Non solo un “torto” ai gestori, quindi, ma uno schiaffo alle centinaia di migliaia di cittadini mobilitati, oltreché all’istituto del Parlamento, al quale Faib e Fegica -continua il comunicato- ora si rivolgono perché sappia, nella sua autonomia, correggere il decreto ed inserire gli elementi di vera riforma del settore capace di “aprire il mercato” e consentire all’abbattimento dei prezzi dei carburanti su tutta la rete.

La categoria -conclude il comunicato- è mobilitata a sostegno del Parlamento.

Ma è chiaro che laddove il Governo dovesse invasivamente impedire, ancora una volta a difesa strenua dei lucrosi interessi e delle rendite di posizione delle compagnie petrolifere, alla dinamica parlamentare di introdurre i principi ispiratori del progetto di legge “Libera la benzina!”, i Gestori sarebbero pronti a rispondere con ogni strumento a loro disposizione, ivi compreso l’immediata chiusura degli impianti.

Visita il sito www.liberalabenzina.it

 

Tutto quello che devi sapere su "Libera la benzina!"

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