L'esposto/denuncia avanzato alla Procura di Roma ed altri dal CNU di Faib e Fegica contro il meccanismo con il quale Eni impone i prezzi dei carburanti agli impianti di marchio, approda in Parlamento.
Attraverso una interrogazione ai Ministri dello sviluppo economico e della Giustizia (Atto di Sindacato Ispettivo n.4-05386) il senatore Lannutti -già proponente del progetto di legge "Libera la benzina!"- chiede, tra le altre cose, di sapere "come il Governo valuti il fatto che un fornitore in esclusiva, utilizzando la leva del prezzo differenziato e personalizzato ed abusando della manifesta dipendenza economica a cui sono soggetti i gestori degli impianti di distribuzione carburanti, condanni all'obsolescenza prima ed al fallimento poi autonome imprese che esercitano la loro attività nell'ambito di quanto disposto dalla Costituzione, oltreché dal quadro normativo di riferimento delineato dalle leggi".
Le ragioni e i dati a sostegno delle tesi contenute nell'esposto di Faib e Fegica (vedi l'articolo relativo del 30 maggio), a cui ora dovranno fornire risposta anche due Ministri della Repubblica, sono state illustrate in una conferenza stampa congiunta, tenuta presso la Sala Nassirya del Senato, il giorno 30 giugno scorso, dallo stesso Lannutti e da Trefiletti, Landi e Di Vincenzo, in rappresentanza di Adusbef, Federconsumatori, Faib e Fegica.
Nel corso della conferenza è stata diffusa anche una documentazione -più avanti consultabile- dalla quale, oltre alla palese discriminazione che impone prezzi alti e "fuori mercato" a migliaia di Gestori Agip ed agli automobilisti che da loro si riforniscono (nei sia prova l'estratto degli interventi degli stessi Gestori eni inseriti nel portale aziendale pubblicato più avanti), emerge per la prima volta un vero e proprio "stacco eni".
In altre parole, oltre al cosiddetto "stacco Italia" che ci separa dalla media dei prezzi degli altri Paesi europei, oltre ad una netta e sensibile differenza di prezzo che separa gli impianti "no logo" dagli impianti che espongono il marchio di una compagnia petrolifera, emerge un altro differenziale tra i prezzi imposti da eni ai propri Gestori negli ultimi mesi e quelli rinvenibili non solo presso gli impianti "no logo" (circa 10 centesimi medi), ma anche presso le reti delle altre compagnie petrolifere (circa 1 centesimo medio).
Un dato particolarmente rilevante se si considera che eni:
- è il leader incontrastato del mercato con il suo 30% di quota mercato nella distribuzione, di gran lunga superiore se si considerano i comparti della raffinazione e della logistica;
- ha il più alto grado di efficienza, tenuto conto conto che il 30% di mercato viene conseguito con un numero di impianti inferiore al 18% della rete italiana;
- viene controllata, per quasi un terzo del suo pacchetto azionario, direttamente dal Governo attraverso il Ministero dell'Economia e delle Finanze e che, perciò, dovrebbe rispondere anche di finalità di interesse generale, oltreché esclusivamente del proprio profitto.
Tutti elementi, in sintesi, che autorizzerebbero ad attendere da eni una politica di prezzo senz'altro migliore e più favorevole per i consumatori di qualsiasi altro operatore, così come avviene per qualsiasi altro mercato, in ogni altro Paese basato appunto su una matura economia di mercato.
Una anomalia italiana, l'ennesima, consentita da meccanismi opachi di formazione del prezzo dei carburanti che impediscono persino alle commissioni ministeriali appositamente istituite di avere dati certi, attendibili, ufficiali e divulgabili pubblicamente.
In ogni caso, il Coordinamento Nazionale Unitario dei Gestori di Faib e Fegica hanno proclamato lo stato di agitazione della categoria e indetto una giornata di protesta di "colore" con la chiusura degli impianti a marchio Agip, proprio per consentire lo svolgimento di assemblee dei Gestori su tutto il territorio nazionale e sostenere la richiesta ad eni di modificare le proprie politiche di prezzo sui carburanti, così come motivato nella Nota Stampa qui allegata.
Di seguito, la documentazione diffusa nella conferenza stampa del 30.6.11.
QUANTO CI "RIMETTONO" I PETROLIERI?
Il confronto tra le linee di entrambi i grafici sopra esposti, che prendono in esame quanto avvenuto nei primi cinque mesi dell'anno, evidenzia come le aziende petrolifere, sul "libero mercato", vale a dire in assenza di obbligo di fornitura in esclusiva imposta ai Gestori, vendano i prodotti carburanti, in buona sostanza, costantemente a prezzo di costo, se non addirittura "sottocosto".
Ma è credibile che i petrolieri vendano il prodotto in perdita?
Il dubbio sulla veridicità della quota di "margine industriale lordo" denunciata, sulla quale vengono fatte anche le analisi presso gli uffici del Ministero dello sviluppo economico, appare almeno fondato.
In ogni caso, visto che il valore del "margine industriale lordo" viene calcolato per differenza rispetto alla quotazione internazionale "platt's", ad essere messa in crisi è proprio la credibilità di tale quotazione del tutto virtuale e completamente slegata da "scambi fisici" di prodotto.
Da qui, anche le indagini avviate sul "platt's" sia dall'Antitrust, sia dalla Corte dei Conti.
LO "STACCO ENI".
Eni è, di gran lunga, l'azienda leader del settore petrolifero italiano.
La sua quota mercato di prodotti petroliferi venduti è superiore al 30%, più del doppio della seconda azienda in graduatoria.
Tenuto conto del numero di punti vendita, 4.400 circa, vale a dire meno del 18% dei circa 25.000 che compongono la rete distributiva italiana, l'indice (teorico) di efficienza di Eni non ha alcun paragone.
Il controllo sul mercato e sulla movimentazione dei prodotti risulta, inoltre, particolarmente più importante se si prende in considerazione il comparto della raffinazione e soprattutto della logistica.
Infine, circa il 30% del pacchetto azionario di Eni è sotto il diretto controllo "pubblico" attraverso il Ministero dell'Economia e delle Finanze.
Tutti elementi che indurrebbero ragionevolmente a far ritenere Eni, in forza delle normali dinamiche del mercato, l'operatore nelle condizioni di poter offrire le migliori condizioni di prezzo, sia rispetto agli altri marchi petroliferi, sia rispetto ai cosiddetti impianti "no logo", per larghissima parte riforniti dalla stessa Eni.
- Prime 150.000 firme e ddl assegnato in Commissione
- La Commissione di Garanzia si attiva per conciliare la vertenza con il Governo. Sciopero sospeso.
- Platt's, extrarete e "no logo"
- 27 e 28 luglio benzinai chiusi contro l'affossamento della riforma. Domani pomeriggio tocca ai gestori agip per chiedere a eni prezzi più bassi.
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