Ecco quanto pesano su un singolo litro di benzina e di gasolio, rispettivamente, le tasse, il prodotto in base alla quotazione internazionale del Platt's, il margine che le compagnie petrolifere riservano a se stesse quando fissano i prezzi alla pompa dei carburanti e quello che lasciano ai Gestori.
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Il primo dato che salta agli occhi è che, nonostante i numerosi e recenti aumenti più o meno conseguenti alla fibrillazione dei mercati internazionali, i carburanti costano, al netto delle imposte, tra i 7 e gli 8 centesimo di euro.
In altre parole, se avessimo prezzi senza tasse, i carburanti costerebbero come un litro d'acqua minerale al bar; meno della metà di un litro di latte; un quarto di un chilo di pane; ancora meno persino di una tazzina di caffè.
Il secondo elemento d'interesse è che, contrariamente a quello che siamo abituati a vedere nei distributori, la benzina costa, anche in questo caso al netto delle tasse, meno del gasolio.
Alla pompa i valori si invertono soprattutto grazie al peso differente delle accise, non scalfito dal recentissimo aumento deciso dal Governo: 0,5713 euro/litro per la benzina; 0,4303 euro/litro per il gasolio.
Una differenza sensibile, pari a 17 eurocent, IVA compresa, figlia senza dubbio anche di scelte politiche compiute ormai molto tempo fa', mai riviste, tese a innescare e favorire il fenomeno cosiddetto di "gasolizzazione" nel nostro Paese.
Il terzo aspetto evidenziato dai grafici sta nel "margine industriale lordo" a disposizione dell'intera filiera del settore, ricavabile dalla somma dei margini di petrolieri e Gestori.
Un dato compreso, secondo le rilevazioni effettuate dal Ministero dello sviluppo economico aggiornate al 23 maggio, tra i 16 ed i 17 eurocent, circa l'11% del prezzo alla pompa, e quindi, in apparenza, particolarmente esiguo.
Ma è del tutto certo che le cose stiano proprio in questo modo?
Dei quattro componenti il prezzo qui presi in considerazione, l'unico calcolato per differenza tra il prezzo medio alla pompa e la somma degli altri, è proprio il margine riservato alle compagnie petrolifere.
Gli altri -le tasse, il valore Platt's, il margine del Gestore- sono elementi variabili, ma definiti.
Sul valore delle imposte abbiamo già detto ed è ufficialmente ricavabile dalle norme.
Sul margine del Gestore c'è poco altro da dire ed è sotto lo stretto controllo delle stesse compagnie petrolifere che fanno pesare, in ogni modo, il loro cosiddetto "potere contrattuale".
Rimane il valore della quotazione internazionale dei prodotti finiti -benzina e gasolio- convenzionalmente determinato dall'agenzia Platt's.
E tutto sta nell'avverbio "convenzionalmente".
Per coloro che fosero interessati ad approfondire la materia, qui è possibile farsi una cultura sul Platt's, grazie ad un esauriente articolo -I carburanti ed il "potere" del Platts- firmato da una delle più autorevoli personalità del settore, il Direttore della Staffetta Quotidiana, Giorgio Carlevaro.
In estrema sintesi, qui sarà sufficiente ricordare quanto già all'inizio del 2000 diceva sulla materia l'economista ed ex Ministro dell'Industria, prof. Alberto Clò che, appunto come sottolineava Carlevaro, definiva “del tutto spropositato” il rilievo assunto a partire dagli anni '80 dalle rilevazioni del Platts nelle transazioni dei prodotti petroliferi e “assolutamente limitata e discutibile” la loro significatività e trasparenza. “Ma tant'è -scriveva Clò- in mancanza d'altro e di meglio esse continuano ad essere indicate più per convenzione che per convincimento come l'espressione del mercato dei prodotti petroliferi”. Le riserve di Clò -insisteva Carlevaro- toccano anche il procedimento attraverso il quale i dati venivano raccolti, elaborati e pubblicati. Materia su cui gli studi e l'interesse, rilevava, sono sempre stati paradossalmente molto limitati.
Un durissimo atto d'accusa venendo da un uomo del genere, avanzato per altro in tempi assolutamente non sospetti: l'Antitrust attenderà la bellezza di 11 anni e decine di interventi sul settore, per avviare una indagine conoscitiva che mette nella lente d'ingrandimento anche il Platt's.
Lo stesso Ministro Romani, appena insediato allo sviluppo economico, ebbe ad avvisare che tra le certezze -finora indiscusse e indiscutibili- che il settore avrebbe dovuto accettare di mettere in discussione, figura proprio il Platt's.
Indipendentemente dall'autorevolezza dell'agenzia privata che lo gestisce, di cui non abbiamo sufficienti mezzi cognitivi per dubitare, appare evidente come il valore Platt's sia del tutto soggettivo e soprattutto puramente virtuale.
Cosa che finisce per mettere seriamente in discussione la credibilità di ogni tipo di analisi che viene effettuata sui prezzi dei carburanti; comprese quelle che si cimentano sull'annosa questione della "doppia velocità" di adeguamento dei prezzi alla pompa.
In buona sostanza, il valore Platt's non è il risultato delle contrattazioni ufficiali di una Borsa, né delle dinamiche trasparenti di un mercato all'ingrosso.
E' per questo che il progetto di riforma "Libera la benzina!" mette le sue fondamenta proprio nella costituzione di una Borsa dei carburanti e su un mercato all'ingrosso capace, con la garanzia della supervizione di un Gestore del Mercato, come già avviene utilmente per quello elettrico, di fissare valori e listini reali.
In questo contesto, appare particolarmente comprensibile il malcelato nervosismo con il quale il mondo dei petrolieri accoglie i sempre più frequenti "attacchi" al Platt's, la cui perdita di credibilità rischia di fare crollare molte altre certezze.
Non ultima quella del valore dato per acquisito del già citato "margine industriale lordo" e, in particolare, della parte riservata ai petrolieri.
D'altra parte, se il valore dichiarato di 16/17 eurocent del "margine industriale lordo" non fosse passibile di una qualche rivisitazione, non ci sarebbe nessuna spiegazione ragionevole sul come sia compatibile che le stesse compagnie petrolifere possano, in qualità di fornitori, vendere i carburanti sul cosiddetto canale "extrarete" -come è evidenziato nella sezione del sito dedicata alle "pompe bianche"- con sconti che arrivano persino ai 18 eurocent.
Nessuna altra spiegazione ad eccezione di quella che vorrebbe le compagnie petrolifere vendere in perdita, che, in tutta franchezza, risulta ben poco credibile.
Di seguito, altri due grafici dai quali ricavare l'andamento del peso percentuale delle diverse componenti del prezzo di benzina e gasolio, secondo i dati resi pubblici settimanalmente dal Ministero dello sviluppo economico, dal 1.1.2010 ai primi giorni di maggio 2011.
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