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Dove finiscono i tuoi 50 euro

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Ti sei mai chiesto cosa stai pagando quando fai rifornimento alla tua auto?

Tenendo conto delle voci di costo che fondamentalmente concorrono a comporre il prezzo alla pompa, il cui diverso peso è esposto in un'altra sezione del sito, è giusto che ciascuno conosca cosa sta "acquistando" oltre al carburante che finisce nel serbatoio.

I due grafici che seguono danno conto puntualmente di dove "finisce" e di come viene "diviso" il denaro che tu lasci al distributore, quando chiedi 50 euro di benzina o di gasolio, al prezzo medio praticato in Italia, secondo gli ultimi dati resi pubblici dal Ministero dello sviluppo economico.

In altre parole, quanto dei 50 euro che segna il display dell'erogatore va in tasse, quanto è dovuto al costo del prodotto secondo la quotazione internazionale dell'indicatore Platt's, quanto viene incassato dai petrolieri e quanto rimane al Gestore dell'impianto.

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Ogni commento appare superfluo: il peso della tassazione derivante dalla somma dell'accisa -recentemente persino aumentata per finanziare il Fondo per lo Spettacolo- e dell'IVA -che aumenta in percentuale ogni volta che si alza il costo di ciascun altro componente- risulta particolarmente elevato, come d'altra parte è a tutti noto.

Per evitare di cadere in una facile demagogia, va chiarito che con la tassazione imposta sui carburanti per autotrazione, lo Stato ottiene risorse pari a circa 30 miliardi di euro all'anno, che sostanzialmente pareggiano per importo la voce di costo più importante (personale dipendente e collaborazioni) dell'intero sistema sanitario nazionale.

Risorse, come è facile intuire, di cui l'erario -e quindi la collettività- non potrebbe in nessun caso privarsi.

Ciò non toglie che questo sistema di tassazione sia senza dubbio particolarmente odioso e di fatto iniquo perché:

  • colpisce indiscriminatamente tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro fonte di reddito, pesando in questo modo maggiormente sulle classi meno privilegiate e più in difficoltà;
  • prevede l'imposizione di una tassa, l'IVA, su un'altra tassa, l'accisa;
  • proprio in funzione dell'aumento progressivo dell'IVA, rende lo Stato compartecipe e, nei fatti, cointeressato ad ogni tipo di aumento che subisce il carburante, ivi compreso quello che scaturisce dalle speculazioni degli operatori finanziari, particolarmente attivi sui mercati internazionali anche e soprattutto del petrolio, costantemente in fibrillazione ormai da molti anni.

Da qui, la richiesta forte e reiterata -ma finora inascoltata- avanzata al Governo, anche recentissimamente, dalla Cisl e dalla Confesercenti perché venga attuata la misura che "sterilizzi" il maggiore e imprevisto gettito di IVA, restituendo ai consumatori il denaro da loro ingiustamente prelevato, attraverso l'adeguamento in diminuzione del valore dell'accisa.

I grafici che seguono indicano l'andamento dal 1.1.2010 ai primi giorni di maggio 2011 e rendono sufficientemente evidente, oltre all'aumento dell'incidenza della quotazione internazionale Platt's dei prodotti finiti, la leggera ma costante discesa della già esigua parte di quei 50 euro che retribuiscono l'attività del Gestore e che incassa dagli automobilisti quasi interamente per conto di altri -Stato e petrolieri- sotto la sua responsabilità, a suo rischio e pericolo.

Al Gestore rimangono, secondo le rilevazioni effettuate dal Ministero dello sviluppo economico aggiornate al 23 maggio, tra 1,2 e 1,3 euro, dei 50 spesi dai consumatori, frutto di un margine lordo prolitro mediamente di poco inferiore ai 4 cent, che rimane invariato ad ogni cambiamento di prezzo, sia in aumento che in diminuzione.

Dato che esclude di per sé qualsiasi interesse del Gestore all'aumento del prezzo.

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